LE FERIE DI LICU
di Vittorio Moroni
durata 93’

Perché questo film? Per promuovere il rispetto di ciascuna identità, il dialogo interculturale e la valorizzazione del ruolo delle donne nella società contemporanea

Licu è un immigrato regolare del Bangladesh che lavora nella Capitale: nonostante i duri orari di lavoro, non si lamenta e vive da "romano", tifando la squadra di Totti e sforzandosi di parlare il migliore italiano possibile. D'un tratto però, si trova a dover tornare in Patria per celebrare un matrimonio "combinato", usanza tipica e radicata nella cultura e nelle tradizioni del suo paese natale… Il mese di ferie (non pagate) cui si riferisce il titolo è il periodo che serve a Licu per tornare in un Bangladesh devastato dalle alluvioni, e conoscere e sposare Fancy, ragazza a lui del tutto sconosciuta, scelta dalla famiglia per essere la sua promessa sposa. Più documentario che film, visto che tutto quello che vediamo scorrere sullo schermo è vera vita vissuta dai protagonisti, Le ferie di Licu è un valido strumento per permettere di analizzare, studiare e capire (forse) meglio il fenomeno dell'immigrazione e le problematiche che vi sono sottese. Licu è un immigrato senza particolari problemi: curioso, volenteroso, pronto a fare sacrifici: nonostante la sua tensione verso la completa integrazione però, non rinuncia alle tradizioni del suo paese natale che, anzi vive, in modo entusiasta. Sul piatto il regista Vittorio Moroni mette parecchia carne al fuoco con un'opera che mostra asetticamente anche parecchi punti oscuri (almeno ad occhi occidentali) della vicenda di Licu e Fancy, in primis la condizione della donna e il suo stato di quasi segregazione. Certo è che l'opera suscita più di una riflessione: dopo aver visto tanti matrimoni combinati per "finzione cinematografica", stavolta il pubblico si deve confrontare con la, a tratti incomprensibile, realtà dei fatti. Anche questo film, come il precedente Tu devi essere il Lupo, è stato prodotto Da Vittorio Moroni con il coraggioso sistema dell'autofinanziamento.

Recensione:
Lavora a Roma da una decina d'anni, ha imparato abbastanza bene l'italiano, si è inserito alla perfezione in società. Non ha grilli per la testa il giovane bengalese Licu, immigrato nel nostro Paese con la seria intenzione di darsi da fare. La sua storia è raccontata da Vittorio Moroni in Le ferie di Licu, un film "povero", girato in digitale, che si distingue per l'attenzione con cui segue le vicende del suo "eroe". Cose semplici, desideri minimi, con il sorriso sempre sulle labbra. Soprattutto quando da casa arriva una lettera molto attesa: la famiglia gli comunica che è stato deciso il suo matrimonio, con una bella ragazza locale. Dunque bisogna partire, organizzare il tutto, trovare i soldi per non fare brutta figura. La macchina da presa segue passo passo il viaggio di Licu, il suo ritorno in famiglia, la buffa "contrattazione" che accompagna le nozze. Qualche piccola incomprensione, all'inizio, ma poi tutto si appiana. Ed è già tempo di ritornare a Roma, al lavoro nel laboratorio tessile, insieme a tanti altri "nessuno" provenienti da tutte le parte del mondo. Proprio a questi "nessuno" il film dà voce e volto: sono tra noi, sono come noi, con i nostri sogni e i nostri problemi. È solo ora di guardarsi negli occhi. Da Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2007

 

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