
Perché questo film? Per promuovere una cultura di accoglienza e integrazione dell’uomo in ogni nazione e il principio di uguaglianza e giustizia.
Giallo di provincia, ambientato in piccolo paese sul Delta del Po, ci mette di fronte alle nostre ipocrisie e ai nostri pregiudizi. Questo centro abitato viene movimentato dalla follia senile della vecchia maestra, un serial killer di cani e l'arrivo della nuova insegnante, la bellissima e intelligente trentenne Mara (Valentina Lodovini, al primo ruolo da protagonista, promossa a pieni voti). Il meccanico Hassan (Ahmed Hefiane), l'adolescente Giovanni (Giovanni Capovilla, ne sentiremo parlare), il neomilionario Amos (Giuseppe Battiston, impareggiabile caratterista), persino l'autista della corriera perdono la testa per lei. I primi due, addirittura, arrivano a spiarla, in modi diversi. La presenza di una donna forte e consapevole fa emergere le contraddizioni di questa provincia tranquilla. Mara ha l'ardire di vivere da sola, di lavorare, di non volere impegni e di decidere della sua vita. Rifiuta la corte del tabaccaio arricchito e cafone, saluta sempre il matto del paese, e di tutti gli uomini che ha colpito, parafrasando Guccini, si getta addosso proprio il tunisino. Qui Mazzacurati, che costruisce una storia di simboli e stereotipi senza mai (s)cadere nel clichè, mette una marcia in più. Non si mette in cattedra né cerca facili scorciatoie, sensazionalistiche ed empatiche. Si spinge ad indagare la banalità degli eventi.
Non siamo in un Giulietta e Romeo moderni, il razzismo, il classismo, il maschilismo sono striscianti e salgono a galla subdoli. Così l'apice del giallo è anche quello del ritratto sociale, avvilente e reale. La giusta distanza racconta l'anima profonda e misteriosa non solo della provincia, ma di una comunità terrorizzata, sempre più schiava di pregiudizi e terrore. Con forza e senza forzature, i crimini di cui scrive l'aspirante reporter Giovanni, il nostro Caronte in questo viaggio verso un normalissimo inferno, sono solo un pretesto per raccontare tutto questo. Tanto buon mestiere e un talento rigoroso ci accompagnano in una storia dalla sceneggiatura ben congegnata, con una bella regia mai invadente e una piacevole cura dei particolari. Piace il cammeo divertito di Fabrizio Bentivoglio e i tanti comprimari che regalano anche solo poche battute.
Mazzacurati dopo lo scivolone de L'amore ritrovato torna a raccontarci il mondo con i suoi occhi, gentili, acuti e intelligenti, aiutato dalla fotografia dell'ottimo Luca Bigazzi. Molti storceranno il naso: una storia normale senza fronzoli che svela la realtà nella sua banale meschinità è dura da digerire. E per non farsene toccare molti manterranno la giusta distanza dal film.
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